Volvo P1800 - Auto-Classica.it


UN POSTERIORE INCONFONDIBILE
 
La concezione di un modello “coupé e non coupé” nasce alla Volvo sul finire degli anni Quaranta con la PV444 – Le vere fastback della casa svedese sono la P1800 ES, la 480 ES e la recente C30
 
di Luca Gastaldi

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Sono proprio di un manager Volvo le parole “Un po’ come accade con le donne, anche le Volvo si riconoscono dal di dietro”. Una frase pronunciata alla presentazione della recente Volvo C30, quella coupé che sarebbe meglio definire “fastback” come le sue antenate 480 ES, P1800 ES fino ad arrivare alle PV 444 di fine anni Quaranta. All’epoca non c’era ancora il concetto di “fastback”, ma Volvo già utilizzava una struttura a due porte con la parte posteriore molto simile a quella di una vettura coupé senza eccedere in un modello marcatamente sportivo.
Lo fa in modo più deciso negli anni Cinquanta, quando i dirigenti della Volvo decidono di ampliare e diversificare la gamma produttiva con una vettura più “spinta”, per fare in modo che gli effetti benefici in termini di immagine e di pubblicità relativi a tale modello possano ricadere anche sul restante parco automobili.
Lo studio del design è affidato alla carrozzeria italiana Frua, la quale sviluppa anche alcuni prototipi che ricevono l’apprezzamento dei vertici del marchio scandinavo e portano alla definitiva messa in produzione. Nasce così la Volvo P1800, l’accattivante e grintosa coupé presentata ai Saloni dell’Automobile di Bruxelles e New York del 1960 e prodotta fino al 1973 in diverse serie e anche nella versione a due volumi, con portellone, denominata ES.
E’ curioso notare come il progetto prescelto sia ad opera di Pelle Pettersson, figlio del designer della Volvo Helmer Pettersson, che nella seconda metà degli anni Cinquanta stava collaborando proprio negli studi del carrozziere torinese Frua. Sembra che Gunnar Engellau, uno dei più alti manager della Casa svedese, non abbia avuto esitazioni nel scegliere quel progetto nel novero delle altre proposte, tra le quali figuravano anche quelle della carrozzeria Ghia.
A livello estetico l’impronta sportiva è data dal cofano leggermente inclinato, dai fanali di forma arrotondata in mezzo ai quali si trova la piacevole mascherina ellittica, sormontata dallo scudetto con il caratteristico logo della Casa automobilistica svedese, dalla coda rastremata che invece di sottrarre, come ci si potrebbe aspettare, concede spazio ad un ampio lunotto e ancor più ad un cofano posteriore, anch’esso inclinato, delimitato dalle pinne arrotondate.
Quest’ultimo dettaglio sottolinea, insieme alla alta linea di cintura delle fiancate, l’aspetto elegante di questa coupé che si pone all’attenzione come interessante tentativo di coniugare insieme i tratti caratteristici delle sportive europee e statunitensi.
Ma la P1800 è piacevole e grintosa anche per ciò che riguarda il comportamento su strada grazie al nuovo motore quattro cilindri da 1.780 cm3, dotato di perni di banco temprati, cuscinetti di banco in lega ad alta percentuale di rame, testa cilindri di nuova concezione e miglior raffreddamento, capace di sviluppare una potenza di 100 CV a 5.500 giri/minuto. L’alimentazione è garantita da due carburatori SU HS 6, e la trasmissione dal cambio a quattro marce disponibile in opzione con overdrive Laycock de Normanville. La tenuta di strada è resa affidabile dalle sospensioni anteriori a ruote indipendenti con trapezi, molle elicoidali e barra stabilizzatrice e dal retrotreno ad assale rigido con barra Panhard.
La vettura riscuote successo a livello internazionale e in particolare negli USA, dove diventa oggetto di culto anche grazie alla partecipazione nella serie TV intitolata “The Saint” (Il Santo). L’investigatore privato Simon Templar, protagonista del telefilm e interpretato da un giovane Roger Moore, riesce a risolvere da solo difficili casi criminali e utilizza per i suoi spostamenti la coupé 1800.
Negli anni vengono apportati diversi cambiamenti che investono innanzitutto il nome che diventa dal 1963 fino al 1969 1800S dove la S sta per Sweden, un modo per sottolineare che l’assemblaggio della coupé è svolto ora in Svezia. Inizialmente, infatti la, P1800 era montata nello stabilimento inglese della Jensen a West Bromwich. A causa della scarsa qualità del lavoro effettuato, Volvo invia prima membri dello staff in Inghilterra per procedere alla supervisione delle operazioni, poi sposta definitivamente l’assemblaggio nello stabilimento di Lundby in Svezia.
Tra le modifiche si segnalano l’aumento di potenza del motore che nel 1963 raggiunge i 108 CV a 5.800 giri/minuto grazie ad un più alto rapporto di compressione che passa da 9,5:1 a 10:1 e ad un nuovo albero a camme. Vi è il cambio di tonalità degli indicatori di direzione che da bianchi divengono arancioni con una piccola lente chiara in basso così come variano i pannelli di rivestimento interno delle portiere. Scompare la particolare targhetta, posizionata sul montante del padiglione posteriore, che ha la scritta “Volvo” stilizzata con la “V” al cui interno vi è uno scudetto coronato di colore blu e giallo.
Dal 1967 diventano diritte le modanature cromate laterali, proseguendo fino al parafango posteriore, invece di formare una curvatura all’altezza della portiera per convergere sulle cromature delle pinne di coda; cambiano anche le maniglie delle portiere. Dal 1966 il propulsore è nel frattempo passato a 115 CV di potenza e negli anni subiscono modifiche anche i cerchioni delle ruote e le griglie della calandra sulle quali viene sistemata dal 1969 (e solo fino al 1970) l’emblema “B20”. Tale sigla indica che sulla vettura è stato montato il nuovo propulsore la cui cilindrata raggiunge i 1986 cm3, con rapporto di compressione 10,5:1.
Nel 1970 esce la Volvo 1800E, le cui novità principali sono l’alimentazione del motore ad iniezione elettronica Jetronic Bosch e la dotazione dei dischi per i freni su tutte le ruote mentre in precedenza quelli posteriori erano a tamburo.
Nel 1971 viene presentata la nuova versione a due volumi con portellone denominata 1800ES che aggiunge praticità grazie maggior spazio dedicato al bagagliaio senza andare a discapito della linea della carrozzeria che mantiene la sua bellezza. E’ direttamente il lunotto ad aprirsi e a fungere da portellone nel quale è ora possibile disporre oggetti ingombranti.

Tale trasformazione comporta anche una diverso taglio dei finestrini posteriori divenuti più lunghi e con l’angolo di chiusura che segue quasi l’inclinazione della nuova coda stile station wagon.

Inoltre viene modificato il design delle luci posteriori più lunghi e i CV del propulsore B20 diventano 135 e permettono alla vettura di superare i 180 km/h. La sua produzione cessa nel 1973 (dopo circa 8000 esemplari costruiti), un anno rispetto a quella della P1800 E.

Trascorrono invece più di dieci anni per rivedere una Volvo dal “di dietro” così particolare. È del 1986, infatti, il modello 480 a trazione anteriore. La linea è molto spigolosa, quasi a cuneo, ma che desta un discreto interesse riscuotendo un buon successo di vendite, soprattutto nella potente versione turbo. Sono oltre 80.000 gli esemplari costruiti fino al 1995, con le tre motorizzazioni benzina da 1700 cm3 (aspirato e turbo) e 2000 cm3.

Di decennio in decennio si arriva al 2006, quando appare la C30 a risvegliare il desiderio di una svedese sportiva e originale. Con quel “di dietro” che non ammette errori: quel portellone è solo il suo, quei fari e quella linea non appartengono a nessun’altra vettura. Così è stato e così sarà ancora.