Volkswagen Autostadt - Auto-Classica.it


CITTA’ D’ARTE
AUTOMOBILISTICA
 
A Wolfsburg la Volkswagen ha creato un grande parco tematico ed il proprio museo – Dal 2000, anno di apertura, ha richiamato oltre 15 milioni di visitatori
 
di Luca Gastaldi

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Quante “città dell’auto” esistono nel mondo? In Europa sono numerose, da Torino a Goteborg (in Svezia) passando per la Germania, che ne ha almeno tre: Monaco, Stoccarda e Wolfsburg. Quest’ultima, forse, è una tra le più emblematiche. È una città della Bassa Sassonia che si è letteralmente sviluppata intorno ad una fabbrica di automobili, la Volkswagen, qui voluta da Adolf Hitler poiché lontana dai centri industrializzati che venivano facilmente presi di mira dai bombardamenti durante il conflitto mondiale. Una fabbrica che ha richiamato migliaia di lavoratori - non si contano gli italiani che sono emigrati a 2000 km di distanza da casa – che dal 1938 in avanti hanno sviluppato un insediamento che oggi sfiora i 200.000 abitanti. Dal 2000, poi, in occasione di un grande expo, la Volkswagen ha inagurato la “sua” città. Di fianco allo storico stabilimento – una parte del quale viene oggi utilizzato per grandi eventi – è sorta infatti AutoStadt, la città dell’auto. Un grande parco tematico formato da diversi edifici e spazi aperti. Ci sono i padiglioni dedicati ai vari marchi che compongono il gruppo (VW auto e veicoli commerciali, Audi, Seat, Skoda, Lamborghini, Bentley e Bugatti), il centro di consegna diretta, nove ristoranti, un hotel e la ZeitHaus (letteralmente: casa del tempo), che custodisce il museo dell’automobile. Non finisce qui, perché a due passi dall’AutoStadt si trova il vero e proprio museo Volkswagen che, ad essere precisi, si chiama AutoMuseum Volkswagen Foundation.
E allora partiamo da qui, prima di addentrarci nei meandri della “grande città”. L’AutoMuseum è stato inaugurato per la prima volta nell’aprile del 1985. Nell’ottobre del 2007 è iniziata la sua seconda giovinezza grazie al “restyling” che ne ha rinfrescato l’ambiente. Sui 5000 metri quadrati dei suoi padiglioni riposano circa 130 vetture storiche nate a Wolfsburg. La prima divisione è quella tra i modelli con motore posteriore raffreddato ad aria e quelli dell’era “moderna” con propulsore anteriore raffreddato ad acqua. A loro volta, questi due “macrocosmi” sono composti da 5 isole tematiche: “Fedele Maggiolino” (l’auto del popolo declinata in decine di versioni, soprattutto le più strane), “Generazione Golf” (oggi siamo alla settima edizione e la prima, del 1978, è stata disegnata da Giugiaro), “La grande Volkswagen raffreddata ad aria” (con i modelli 1500/1600 e 411/412, compresi i prototipi cabriolet e berlina), “Il futuro e la Volkswagen” (con le concept-car di ieri e di oggi) e “I veicoli commerciali Volkswagen” (il primo “Bulli” è del 1949).
Più di un quarto delle vetture storiche circolanti in Germania hanno il marchio Volkswagen, ed è perc questo che il gruppo di Wolfsburg crede molto in questo settore. In un futuro sempre più prossimo l’AutoMuseum diventerà un punto di riferimento preciso per gli appassionati, che qui troveranno assistenza globale (informazioni, pezzi di ricambio e molto altro) per i propri veicoli d’epoca.
Una volta terminato l’approfondimento storico all’AutoMuseum, ci si sposta all’AutoStadt. Alle 8.30 di un qualsiasi giorno della settimana, il movimento di gente in questa cittadella dell’auto è già notevole. I 2.000 dipendenti della struttura corrono verso le proprie postazioni e i numerosi visitatori sono già in attesa del tour guidato oppure si stanno gustando un ultimo caffè in uno dei bar disseminati qua e là. Perché la giornata potrebbe essere lunga, c’è molto da vedere.
La prima tappa, da appassionati di veicoli storici, è ovviamente la ZeitHaus. La prima sorpresa è che qui non si parla solo di Volkswagen. Nei quattro piani dell’edificio si parla la lingua dell’automobilismo, per un percorso quasi didattico alla scoperta di oltre un secolo di storia motoristica. C’è la replica del triciclo di Karl Benz, ci sono vetture di inizio ‘900 che rappresentano fasi simbolo dell’evoluzione a quattro ruote: una Ford A per illustrare la prima auto popolare, una Cord L del ’29 come simbolo delle prime lussuose ammiraglie. Poi le grandi utilitarie, con il Maggiolino in compagnia di Fiat 500 Topolino, Citroen 2CV e Austin Mini.
Alcuni modelli Volkswagen, Audi, Porsche e Bentley sono poi “affogati” nelle tematiche dedicate alle pietre miliari dagli anni Trenta e Cinquanta, alle sportive e alle berline “medie” dei Sessanta. L’approccio della Volkswagen è sincero, la Casa di Wolfsburg non nasconde di aver avuto un lento progresso nei suoi primi decenni di attività, anzi, proseguendo la visita dell’AutoStadt trasforma questo “deficit” in un punto a suo vantaggio con un messagio chiaro: se in passato abbiamo pensato più a produrre che non a inventare, oggi siamo all’avanguardia e i nostri marchi sono al top in ogni settore. Insomma, si sono rifatti con gli interessi.
Dalla ZeitHaus ci si sposta poi nei diversi padiglioni esterni, come isole di uno stesso arcipelago, per gustare gli altri mondi VW, decisamente immersi nel presente e nel futuro.

Informazioni utili
L’AutoStadt si trova a Wolfsburg (Germania), in StadtBruke. Una volta arrivati in città basta seguire le numerose indicazioni che portano con semplicità alla grande struttura. Gli aeroporti più vicini sono quelli di Hannover (90 km) e Berlino (240 km).
AutoStadt è aperta tutto l’anno (esclusi 24 e 31 dicembre) dalle 9 alle 18. Biglietti: intero 15 euro, ridotto 12 euro, bambini 6 euro. Call center: 0049.5361.400. Sito internet: www.autostadt.de; e-mail: service@autostadt.de.
 
L’AutoMuseum Volkswagen Foundation è poco distante dall’AutoStadt, in Dieselstrasse 35. E’ aperto tutto l’anno dal venerdì alla domenica (chiuso dal 24 dicembre al 1° gennaio), dalle 10 alle 18. Biglietti: intero 6 euro, ridotto 3 euro. Sito internet: automuseum.volkswagen.de.