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LE AUTO CON IL SEGNO
DEI VICHINGHI CORSARI
 
Il Marchio inglese, nato nel 1877 con John Kemp Starley e William Sutton per costruire biciclette, celebra un secolo di produzione automobilistica, che oggi ha superato i cinque milioni di esemplari
 
di Luca Gastaldi

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A differenza di tante case automobilistiche e motociclistiche che portano il nome del proprio fondatore o una sigla, la Rover (che in apparenza potrebbe sembrare un cognome) prende invece spunto dalla parola che in italiano ha vari significati, da uomo di mare a giramondo. Così, da un gioco di parole, nasce il primo marchio che distingue la Casa inglese. Quali sono i più famosi uomini di mare e giramondo? John Kemp Starley e William Sutton, fondatori della Rover Company a Coventry nel 1877, pensano subito ai Vichinghi. Nasce in questo modo la prima “mascot”, il primo logo adottato dalla Rover, che inizia la sua attività costruendo biciclette. Oggi, invece, siamo abituati a riconoscere una vettura Rover dal marchio sulla calandra: la prua di una nave vichinga a vele spiegate su sfondo nero. Questa “evoluzione” appare per la prima volta nel 1929. La testa del vichingo, con tanto di elmetto con le corna, compare presto (1888) su un triciclo sperimentale con motore elettrico costruito da Starley, una sorta di prototipo che porterà alla produzione in serie delle motociclette, a partire dal 1903. Due ruote senza motore, tre ruote a motore, due ruote a motore e, in men che non si dica, quattro ruote a motore. Il 1° luglio 1904 la Rover Company termina il prototipo della sua prima automobile, la 8 HP con motore monocilindrico. Subito conquista un record, ovvero l’adozione – per la prima volta nel mondo – di un telaio a monotrave centrale. Da quell’anno, la produzione di automobili prosegue a ritmo serrato. Nasce la 6 HP nel 1905, con telaio convenzionale e con uno dei primi esempi di sterzo con vite e pignone, l’anno dopo Rover costruisce le sue prime vetture a quattro cilindri, la 10/12 HP e la 16/20 HP, con la quale Earnest Courtis vince sull’Isola di Man il Tourist Trophy nel 1907.
Negli anni successivi la produzione non si ferma, nascono la 3.3 litri 18 HP (1912) e la più conosciuta 2.3 litri 12 HP. Si continuano a costruire anche le biciclette – Victor Louis Johnson si aggiudica la medaglia d’oro ai Giochi Olimpici del 1908 con una bici Rover – mentre nel 1911 nasce la motocicletta 3,5 HP.
Dopo questo primo decennio, si delineano già i caratteri delle vetture Rover: da buoni inglesi mirano alla cura dei dettagli, all’eleganza e alla ricercatezza estetica. Questi primi modelli sono caratterizzati dal cofano motore molto squadrato, la linea bassa delle portiere e gli ampi parafanghi dalle particolari curvature (forse dovuti alle condizioni climatiche d’Oltremanica...).
Giunti ormai alle soglie degli Anni Venti, la novità è una piccola vettura, la Rover Eight, costruita sulla base dei disegni comprati da Jack Sangster dell’azienza motociclistica Ariel. Quella che oggi chiameremmo city-car, adotta un motore a sogliola di derivazione motociclistica raffreddato ad acqua. In un primo momento, grazie al prezzo contenuto, risquote un buon successo, che diminuirà con la presentazione della quattro cilindri Austin Seven. Questa concorrente, alla quale si aggiunge la Morris, spinge la Rover verso la produzione di vetture di fascia superiore, come la 14/45 del ’24 che, grazie al suo interessante motore con asse a camme in testa, si aggiudica il Dewar Trophy, concorso inglese riservato alle innovazioni tecniche.
A cavallo tra la fine degli Anni Venti e l’inizio degli Anni Trenta, la Rover presenta alcune importanti novità, dalla 2 litri (1928) con motore a valvole in testa al primo propulsore a sei cilindri, adottato nel 1930 sulla Light Six. Questa vettura, guidata da Dudley Noble, entra nei libri di storia per aver battuto il Blue Train in una corsa attraverso la Francia. L’avvenimento conferisce nuova verve all’immagine della Casa inglese, negli ultimi anni un po’ offuscata, grazie anche alla riuscita Meteor, derivata dalla Light Six ma con telaio più lungo e motore da 2,5 litri. Sull’onda del nuovo entusiasmo si prepara il prototipo della Scarab, piccola vettura con motore posteriore studiata per completare la gamma, ma mai entrata in produzione dopo l’apparizione al Motor Show di Londra del 1931. Un’altra debuttante è la Pilot, con un piccolo motore a sei cilindri di 1.400 cm3.
Grazie al nuovo “management”, con alla guida i fratelli Spencer e Maurice Wilks, la Rover conquista la fama di “One of Britain’s fine cars”, una delle marche inglesi più raffinate. La nuova linea da seguire prevede un limitato numero di esemplari costruiti con un elevato livello di comfort, finiture di pregio e alte prestazioni. Nel 1934 sono introdotte le nuove 10 e 12 HP quattro cilindri, mentre la Pilot sei cilindri si sviluppa col modello 14.
Subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, durante la quale la Rover sopravvive costruendo motori per aerei e contribuisce al primo sviluppo del propulsore jet di Sir Frank Whittle prima che passasse alla Rolls-Royce, il quartier generale della Rover si trasferisce da Coventry a Solihull (2 febbraio 1946) e i modelli in produzione sono il 10, 12, 14 e 16 HP nelle versioni “saloon” (berlina) o “sport saloon”. Nel 1948 Rover lancia due auto completamente nuove, la 60 (con motore 1.600 cm3 quattro cilindri) e la 75 (sei cilindri e 2.100 cm3), conosciute come P3, che adottano propulsori con valvole di aspirazione in testa e di scarico laterali, nuovi telai con sospensioni anteriori indipendenti e freni idro-meccanici.
Dello stesso anno è la Land Rover, veicolo utilitario a quattro ruote motrici spinto dal motore della 60. Praticamente la nascita di un mito, tuttoggi ancora in voga.
Il grande salto avviene nel ’49, quando le vetture Rover assumono sembianze totalmente nuove, un maquillage completo che riprende a grandi linee i criteri stilistici delle americane. Il frutto di questa improvvisa modernizzazione è il modello P4, una berlina dalla linea piacevole, classica – of course, naturalmente – con, al centro della calandra, un faro supplementare antinebbia che ispira il soprannome di “ciclope”.
Ma questo non è l’unico nomignolo affibiato alla nuova sei cilindri. La versione successiva, che somiglia a una Rolls-Royce in miniatura, nel 1958 viene battezzata da tre giornalisti “zietta” poichè, dopo un lungo viaggio da Casablanca a Torino, rimasero stupiti dalla comodità e dalla riserva di potenza del suo motore: “E’ stato come una gita a casa delle ziette, sempre con il sottofondo del ticchettio dell’orologio”.
Con l’esperienza aquisita durante il progetto del motore Whittle, l’ingegnere capo della Rover, Maurice Wilks, riunisce in gran segreto una ventina di ingegneri per iniziare lo sviluppo di un piccolo motore con turbina a gas per uso automobilistico. L’8 marzo del 1950, fa il suo debutto la prima automobile del mondo spinta da turbina a gas, chiamata Jet 1. Per la seconda volta la Rover si merita il premio Dewar, istituito dal Royal Automobile Club. Due anni più tardi, la Jet 1 stabilisce il primato mondiale di velocità per auto a turbina sull’autostrada belga Jabbeke. Nel 1956 viene costruita una seconda vettura a turbina, la T3, con carrozzeria coupè tipo Gran Turismo. Non si parla ancora di grande produzione, ma l’obiettivo è quello. La terza mossa in questo particolare segmento di automobili viene fatta con la T4, presentata al pubblico nell’autunno del 1961. Una berlina dalla linea molto moderna, con frontale aerodinamico, con soluzioni tecniche avanzate come la trazione anteriore, sospensioni indipendenti e quattro freni a disco. Il motore, con nome in codice 25/140, sviluppa 140 CV. Grazie a questa esperienza, la Rover vive anche una parentesi sportiva, che si apre nel 1963 con l’interessamento della Owen Organisation (costruttrice delle vetture di Formula 1 B.R.M.). L’idea della Owen è quella di produrre una sportiva Rover-B.R.M. con motore a turbina per correre alla 24 Ore di Le Mans dello stesso anno. Si adatta un telaio B.R.M. per ospitare il propulsore da 150 CV e si affronta il circuito di Le Mans con Graham Hill e Richie Ginther terminando la corsa ad una velocità media sempre superiore ai 150 chilometri orari. L’esperienza nella famosa corsa di durata si ripete nel ’65 con Hill e Jackie Stewart, ma il confronto con le più potenti vetture con motori tradizionali vede l’auto a turbina svantaggiata.
Tornando alla produzione Rover e alla P4 costruita fino al 1964 nelle versioni 60, 80, 90, 100, 105 S&R e 110, la Casa inglese introduce sul mercato un’altra elegante berlina, la 3 Litri (o P5). Presentata nel ’58, la P5 rappresenta un ultriore passo avanti in tema di comfort ed eleganza. Diventa presto la vettura di rappresentanza dei ministri inglesi, da Harold Wilson a Margaret Thatcher, e anche la Regina la preferirà per i suoi spostamenti. Nel 1967, il sei cilindri 3.000 cm3 viene sostituito dal potente V8 3.500 cm3 (184 CV a 5.200 giri al minuto) tutto in alluminio. Entrambe le vetture sono disponibili berlina e coupè, quest’ultima sempre a quattro porte ma con lunotto allungato verso la coda.
La “media” P4, nel frattempo, trova la sua erede nella “2000” (ottobre 1963), che si fregia anche del riconoscimento di “Auto dell’anno 1964”. Dal 1966 è disponibile con il cambio automatico e nella versione “TC”, con due carburatori, mentre nel ’68 la gamma si allarga con la “3500”, ovvero quella che adotta lo stesso motore V8 della P5 3,5 litri.
In questo periodo, precisamente nel 1965, la Rover acquista la Alvis, fabbrica di Coventry che costruisce vetture di lusso e veicoli militari, mentre un anno dopo è a sua volta comprata dalla Leyland (azienda di camion già proprietaria della Standard Triumph). La contrazione del mercato inglese costringe all’alleanza delle induestrie britanniche: nel 1968 il gruppo Leyland si fonde con la BMC (che comprende Austin, Morris e MG). Insomma, nasce in Inghilterra una grande famiglia di aziende specializzate in automobili, dove la Rover (insieme a Jaguar e Triumph) è la specialista delle vetture di alta gamma. Restando in tema di “proprietà”, la Rover passerà nel 1988 sotto il gruppo British Aerospace e, dopo sei anni, passa alla Bmw. Nel 2000 l’ultimo passaggio all’inglese Phoenix Consortium, dove è nata (o rinata) l’operazione MG Rover Group.
Gli Anni Settanta vedono il debutto di un’altra pietra miliare Rover, il fuoristrada di classe Range Rover che unisce il comfort e la guidabilità delle berline alla mobilità su tutti i terreni di una vera 4x4. Ancora un riconoscimento internazionale “Auto dell’anno” viene conferito alla Rover nel 1976 per la SD1, inizialmente disponibile con il conosciuto motore V8 3.500 cm3, in seguito saranno montati propulsori a 4 e 6 cilindri e anche il primo diesel Rover. La SD1 è una vettura molto particolare, unica nella sua categoria: nonostante si tratti di un’auto di lusso, ha carrozzeria “fastback” a cinque porte. Con questa auto si ritenta un timido approccio con le corse e, per la seconda volta nella storia Rover, si conquista la vittoria al Tourist Trophy.
Siamo così arrivati all’attualità. Il 1984, oltre ad essere il limite dei vent’anni, rappresenta per Rover l’alleanza con la giapponese Honda, per la quale costruisce le vetture su licenza e ne utilizza i motori.