Porsche Museo Stoccarda - Auto-Classica.it


MOLTO PIU’ CHE NUMERO 1
 
Il 28 gennaio è stato inaugurato il nuovo Museo Porsche a Zuffenhausen, in Germania – Un’esposizione completa con 80 veicoli, l’archivio storico e l’officina di restauro aperti al pubblico
 
di Luca Gastaldi

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Una volta chiuse le porte al traffico che corre su Porscheplatz, ecco il bianco candido che avvolge lo sguardo di chi entra nel nuovo Museo Porsche. Siamo in Germania, a Stoccarda. Anzi, Zuffenhausen, paese nella prima cintura della città tedesca. Un nome che, unito a quello di Porsche, svetta nell’olimpo delle leggende automobilistiche. Nel 1938, infatti, lo studio di progettazione Porsche si era trasferito qui dal centro di Stoccarda e, sempre qui, oggi si trova il grande stabilimento produttivo.
Fino a qualche anno fa il museo era una giusto un piccolo locale che ospitava – strette, strette – una ventina di automobili. Poi, il 30 luglio 2004, ecco la decisione, nero su bianco, del consiglio direttivo della Porsche AG: costruire un nuovo museo. Il 17 ottobre 2005 iniziano i lavori di quella che diventerà un’opera architettonica d’avanguardia. L’8 dicembre 2008 il museo viene cosegnato alla Porsche. Il 28 gennaio 2009 avviene l’inugurazione ufficiale e il 31 gennaio apre le sue porte al pubblico. Il 21 febbraio arriva anche La Manovella, per vedere come sono stati “trasformati” 100 milioni di Euro. Difficile quantificare una cifra del genere, ma dalla più profonda ignoranza economico-fianziaria viene comunque da esclamare: soldi spesi bene.
Si diceva del bianco, un colore che regala luminosità agli ambienti. Quelli del Museo Porsche sono ampi e senza ostacoli, né fisici, né di visuale. All’interno basta lasciarsi andare, perché il percorso da seguire è talmente istintivo da non richiedere segnalazioni, frecce o cartelli. Dal piano terra (dove si trovano biglietteria, caffetteria, ristorante e bookshop) una lunga scala mobile porta direttamente al secondo livello, da dove inizia l’esposizione degli 80 veicoli che hanno scritto la storia Porsche. Ma questi sono solo una parte degli oltre 400 a disposizione del museo, il quale a turno li spedisce in giro per il mondo per le più svariate manifestazioni.
La visita si svolge su un percorso circolare che sale a spirale su tre livelli. Il museo di Zuffenhausen vuole esprimere innanzitutto il “Concetto Porsche”, composto da 6 caratteristiche: velocità, leggerezza, intelligenza, potenza, intensità e coerenza. Fanno da contorno altre fondamentali tematiche come “La Porsche prima del 1948” (che apre il percorso museale), “Come nasce una Porsche?” e “La mia Porsche”. In cima alla scala mobile, inoltre, si trova un oggetto che potrebbe sembrare un’opera d’arte, una scultura. È, invece, la scocca nuda e cruda della Porsche Typ 64 del 1939, conosciuta anche come “Berlino-Roma”. E’ un simbolo. È il ponte che unisce la Porsche “pre e post 1948”, anno di nascita della 356.
Se la storia Porsche è universalmente segnata da modelli come 356 e 911, o gli sportivi 917 e 959, molti progetti interessanti completano un mosaico tra i più variopinti della tradizione motoristica mondiale. Il capostipite della famiglia Porsche è Ferdinand. Sicuramente un genio della meccanica, al quale è dedicata la sezione “Porsche prima del 1948”. Qui c’è il motore elettrico nei mozzi delle ruote della vettura Lohner Porsche del 1900, le auto da corsa Austro Daimler Sascha e Mercedes Monza, la Volkswagen Maggiolino, la Cisitalia Gran Prix Typ 360. Poi la pietra miliare: anno 1948, è la “Numero 1”, il primo prototipo della 356. E’ lei che dà il via ufficiale alla tour del museo, all’immersione nel Concetto Porsche.
Simboli della “leggerezza” sono i 130 kg della carrozzeria in plastica della 908 coda corta (1968). Le concept car sono protagoniste della “intelligenza”. Poco più avanti, una Porsche 956 è sospesa sotto il soffitto con le ruote verso l’alto. Sotto c’è un numero: 321,4. Sono i chilometri orari raggiunti dalla vettura, che mantiene lo scettro della sezione “velocità”. Si scatenano, poi, i 1200 CV della Porsche 917/30 del 1973 che, neanche a dirlo, evidenziano il concetto di “potenza”. Velocità e potenza fanno anche sport. Le competizioni sono nel DNA Porsche e, di fronte al modello 959, cade una fitta pioggia di coppe. Sono solo una parte di quelle ottenute con le 28.000 vittorie in oltre 60 anni di corse. Questa è l’“intensità”: un cocktail di tecnica, emozione e passione. La Porsche è sempre uguale a se stessa? Immutata dopo oltre mezzo secolo? Al Museo di Porscheplazt si parla di “coerenza”. Coerenza nel principio di essenzialità che contraddistingue le linee di 356 e 911.
Al piano terreno, al di là di un’ampia vetrata, si ammira un ambiente familiare ad ogni appassionato che si rispetti. È un’officina. Qui i tecnici di Zuffenhausen accudiscono le auto del museo sotto gli occhi di tutti, ma chi volesse portare la propria Porsche a restaurare è libero di farlo e ben accolto. C’è la possibilità, infatti, di seguire di persona i lavori, presi sotto braccio e coccolati dal personale con il quale si possono organizzare dei veri workshop. Dalla stessa vetrata, infine, alzando lo sguardo si nota una lunga scaffalatura nella quale sono riposti ordinatamente le centinaia di dossier che compongono l’archivio storico fruibile dal pubblico.