“Al Cenisio, in prossimità del traguardo fissato un 400 metri prima dell’ospizio, l’attesa diventa spasmodica. Chi vincerà questa corsa tanto importante? L’industria italiana sarà umiliata dalle potenti macchine francesi? Lancia saprà difendersi dalla bravura di Hémery e di Renaux? Lo squillo di tromba rende muto tutto il pubblico impaziente, che cerca di scoprire nel bolide che s’avanza per primo le caratteristiche di uno dei favoriti. E’ Lancia, è la F.I.A.T., e non è ancora riconosciuto che come un fulmine è giunto e ha passato il traguardo. Il cronometro segna 30’10” e 2/5. Trascorrono 2, 3, 5 minuti, le speranza di vittoria di Lancia si rafforzano. Arriva Renaux, il campione della Peugeot; si consultano febbrilmente i cronometri: 31’2” e 3/5; arriva Hémery, ma al sua andatura è lenta. Ormai non ci sono più dubbi, ha vinto Lancia, ha vinto una macchina italiana, la meravigliosa F.I.A.T. 24HP, che ha dimostrato di essere nata anche per superare in velocità qualunque salita, mentre le migliori vetture estere vanno rapide in piano, ma di fronte agli ostacoli di questa natura sembrano senza forza. I nostri ingegneri hanno invece saputo tenere conto che l’Italia è un Paese pieno di salite e che quindi la vettura automobile deve servire gli chauffeurs sia in piano che in montagna”.
Così un cronista de “La Stampa Sportiva” descrive la prima edizione della corsa in salita Susa-Moncenisio. È il 27 luglio 1902 ed è proprio lo stesso giornale ad organizzare la gara, spinto dall’esigenza di propagandare la capacità delle automobili ad affrontare le salite. Le vetture vengono suddivise nelle seguenti categorie: vetture dal peso da 600 a 1000 kg, da 450 a 600 kg, da 250 a 450 kg, motociclette e tricicli. L’avvenimento suscita l’interesse di alcune Case costruttrici: la Fiat iscrive due 24HP ufficiali per Lancia e Storero, Matteo Ceirano è iscritto con una Fratelli Ceirano, Festa, Renaux e Krantler su Peugeot, Hémery e Wehrheim su Darracq, Duquesne su triciclo De Dion Bouton. In tutti gli iscritti sono 50.
Come citato nella cronaca del tempo, il primo vincitore è Vincenzo Lancia, che con la sua Fiat 24HP percorre la salita alla media di 44,200 km orari. Non si tratta comunque del primo successo di Vincenzo Lancia e della Fiat, che si imponevano, un mese prima, nella Sassi-Superga.
Il 1902 segna infatti l’inizio dell’automobilismo sportivo in Italia. Rispetto ad altri Paesi, come la Francia, le corse, fino all’epoca, si limitavano ad essere poco più che raduni turistici, dei quali il Giro d’Italia costituiva l’avvenimento più importante. Corse vere e proprie erano invece la Torino-Asti-Torino e la Torino-Alessandria-Torino, la prima disputata a partire dal 1895, la seconda dal 1898.
La Susa-Moncenisio assume però un carattere importante poiché il suo tracciato è particolarmente lungo e con un dislivello decisamente elevato: 1430 metri. In più la strada ha una grande importanza, anche strategica, poiché unisce due Stati. Così questa cronoscalata ha subito una notevole risonanza, data la difficoltà del suo tracciato. Difficoltà che sono però sempre state anche la sua spina nel fianco, visto che in molte occasioni la gara non ebbe luogo. Già l’edizione del 1903 viene annullata a causa della mancanza dei permessi, negati in seguito ad un incidente capitato durante la Parigi-Madrid, ma nel 1904 è nuovamente organizzata ed il vincitore è nuovamente Vincenzo Lancia, quasta volta al volante di una Fiat 75HP. In soli due anni i motori e le auto da competizione sono oggetto di una grande evoluzione, triplicando la potenza massima. Il tempo viene migliorato di quasi 8 minuti e la media sale a oltre 59 km orari. La manifestazione è organizzata dal Club Automobilisti d’Italia di Torino e così, ancora dalle cronache originali,
“dietro regolare autorizzazione del Prefetto della Provincia, avrà luogo domenica 10 luglio la Gran Gara Automobilistica Susa-Moncenisio di circa 23 km”.
Al termine della gara il giornale “La Valsusa” riassume così l’evento, che in quegli anni non ha solo carattere sportivo: “Alla partenza, al principio della strada nazionale, attendevano i signori dott.Tapparo, geometra Mario Bruzzone di Alessandria cronometrista ufficiale dell’ U.V.I. e il signor Ernesto Vaccarossi. Il cav. Agnelli assisteva alla piombatura e al controllo delle macchine insieme al signor Rezzonico. Il Re, contrariamente a quanto si prevedeva non intervenne alla gara, intervennero però la Regina Madre e la Principessa Laetitia, col relativo seguito. Alle 8.30 venne dato il segnale della partenza della prima vettura. Apparteneva alla Rochet-Schneider. Con cinque minuti di intervallo partì la Panhard-Levasser di proprietà Florio e montata da Nazzaro; e sempre con un eguale intervallo, partirono le vetture della Fiat guidate rispettivamente dai signori Cagno, Weillshot, Lancia e Storero”.Un anno dopo il tempo record si abbassa ulteriormente: Felice Nazzaro, su Fiat 100 HP, raggiunge il traguardo in 19’18” ad una velocità media di 68 km orari.
Un nuovo lungo periodo di assenza venne interrotto nel 1914, alla vigilia del coinvolgimento dell’Italia nel primo conflitto mondiale, con una gara riservata alle “vetturette”.
Il primo vincitore è Ferdinando Minoia su Bébé Peugeot che, naturalmente, non batte il record di Nazzaro: il suo tempo è, infatti, 32’34” coprendo la distanza a 42 km orari di velocità media.
Sei anni dopo, siamo nel 1920, la Susa-Moncenisio vede svolgere la 5^ edizione e, mai successo fino a quel momento, per quattro anni consecutivi la gara si corre senza interruzioni. Il 12 luglio 1920 il pilota più veloce risulta il francese Remy Reville su Peugeot che, nonostante siano passati 15 anni, non riesce ad infrangere il record di Nazzaro. Nelle tre edizioni successive, quella del ’21, ’22 e ’23, il vincitore è sempre il medesimo: Alfieri Maserati. Questi si impone per due volte al volante di una potente Isotta Fraschini, mentre con la Diatto si aggiudica la salita del 1923 segnando il tempo record di 19’05” ed una media di 69 km all’ora.
La marca italiana conquista l’alloro anche nelle due edizioni successive, nel ’25 e ’26, pilotate rispettivamente da Diego de Sterlich e Giulio Aymini. Il successo del ’26 può anche considerarsi l’ultimo risultato di rilievo della Diatto.
È il 1928 quando l’Alfa Romeo scrive per la prima volta il suo nome nell’albo d’oro della Susa-Moncenisio e con Giuseppe Campari fa segnare un nuovo tempo record: 17’12”1. La Casa del Portello vincerà altre quattro edizioni dell’ormai mitica scalata, sulle terribili “scale” avranno la meglio i piloti Umberto Borzacchni (1933), Mario Tadini (1937) e lo svizzero Willy Deatwyler (1951 e 1953).
Tra gli “assi del volante” – così venivano descritti sui giornali dell’epoca – che vincono in questi anni, figurano nomi che hanno fatto la storia dell’automobilismo sportivo non solo italiano: Achille Varzi (primo con la Bugatti nel 1931), Piero Taruffi (su Cisitalia 1200 nel ’49) e Giovanni Bracco (Ferrari 1500 nel ’50). Proprio a Bracco il compianto giornalista Ferruccio Bernabo’ dedica un articolo pubblicato su “Stampa Sera” di mercoledì 2 agosto 1950, intitolato “Il mazzo di fiori della signora Bracco”. “La signora Bracco, domestica, attendeva come al solito il valente marito sulla linea di arrivo. E celava in una capace borsa il tradizionale mazzo di fiori da offrire al suo Giovanni che, nella trepida fiduciosa certezza che la animava, sarebbe stato il vincitore della Susa-Moncenisio. E il suo intuito ebbe ragione”.
Quanta poesia e quanto romanticismo ispiravano le corse, con i piloti rappresentati come intrepidi eroi che sfidavano la strada, le pietre e la polvere con mezzi troppo grandi e pesanti, da domare con la forza del fisico, l’intelligenza e la fantasia.
Il 19 luglio 1953 segna l’ultima Susa-Moncenisio prima della sua più lunga pausa, durata sino al 1986. Trentatrè anni di silenzio, troppi per un evento che tanto ha fatto parlare di sé.