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LA MOLTEPLICE VITA DI GINO VALENZANO
di Federico LAFACE
Parente di Badoglio, fu deportato a Mauthausen, esperienza che inevitabilmente lo segnò molto e fu raccontata in due libri. Dopo la guerra divenne pilota Lancia per poi trasferirsi alla Maserati dove ottenne grandi successi al fianco dei più famosi piloti del tempo. Smise di correre alla Coppa delle Dolomiti il 10 luglio ’55 quando morì in gara il fratello Piero. Nell'ultima parte della sua vita Valenzano si occupò con successo d’iniziative cinematografiche in tutto il Piemonte.
Il ricordo di Gino Valenzano passa necessariamente attraverso le “molteplici vite" vissute negli oltre novanta anni di una lunga e densa esistenza che ha attraversato i principali eventi del secolo XXesimo: classe 1920, si spinse a vivere fino al 2011, anno in cui si è mancato nel mese di maggio.
LA PRIMA VITA: GIOVENTU' AGIATA E DI SUCCESSO
Nato ad Asti il 24 aprile del 1920, trascorre un’ infanzia e una gioventù agiata e di successo, con conoscenze ad alto livello, maturate al Liceo d’Azeglio dove è compagno di banco di Gianni Agnelli e conosce Gianni Lancia di qualche anno più giovane.
Affascinato dal volo entra all’Accademia di Caserta, dove inizia a frequentare il Corso Ufficiali ma viene richiamato a Torino a causa della morte improvvisa del padre, titolare di un’azienda di trasporti postali, svolti con una flotta di veicoli elettrici, già in voga in quei tempi.
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LA SECONDA VITA: LA GUERRA E LA DEPORTAZIONE POLITICA
La parentela con Pietro Badoglio, di cui era pronipote, segnerà la sua vita: all’8 settembre ’43, gli attira le ire dei fascisti ed è costretto, insieme al fratello Piero, a lasciare di soppiatto l’abitazione di C.so Re Umberto per rifugiarsi a Roma, dove i due fratelli cercano di passare le linee. Si avvalgono dell’aiuto di un sedicente ufficiale tedesco, che è in realtà è un cameriere che li vende ai tedeschi. Detenuti in via Tasso e a Regina Coeli, il 5 gennaio 1944 vengono inseriti nel trasporto che il 13 –previa sosta a Dachau– giunge a Mauthausen. Qui “ Gino” è classificato come deportato politico e riceve il numero di matricola 42216, dichiarandosi autista. È trasferito nel sottocampo di Schwechat e poi di nuovo a , dove il 5 maggio 1945 è liberato dagli americani.
Questo dramma è narrato nel libro “L’Inferno di Mauthausen”, una testimonianze che si può comparare a “Se questo è un Uomo” di Primo Levi.
Il giorno della sua liberazione è stato da quel momento da lui considerato come la seconda data di nascita e infatti, quando celebrò i suoi 90 anni, la festa ebbe luogo proprio quel giorno e non il 24 aprile. In molte occasioni “Gino” ha testimoniato nelle scuole e nei circoli la sua esperienza di deportato con una lucidità e precisione nei particolari sorprendente, ma senza mai pronunciare parole di odio, si limitava ha essere il testimone di quelle sofferenze.
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LA TERZA VITA: PILOTA DI AUTO
Quasi per cancellare quella tremenda esperienza Valenzano comincia la terza vita quella di pilota di auto. Gino inizia con una piccola monoposto con telaio a traliccio, alla quale si rompeva sempre il motore. Poi Enrico Nardi gli affida una monoposto con motore motociclistico BMW 750, con la quale vince molte gare specialmente in salita. Viene poi chiamato all’Abarth, come pilota ufficiale e consegue importanti successi.
Incontra un giorno il suo ex compagno di scuola Gianni Lancia, che gli propone di correre con le sue auto, è il tempo delle Aurelia B20, che stupiscono il mondo per le loro prestazioni, alle quali seguono la D20 e la D24 vetture di grande qualità, sempre in lotta con Ferrari e Mercedes.
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I compagni di squadra sono il meglio a livello mondiale Ascari, Villoresi, Castellotti, Fangio, Bonetto, Taruffi, Musso e le gare sono le più prestigiose; 12 ore di Sebring, Mille Miglia, Targa Florio, Rally del Sestriere, 6 Ore di Pescara, Giro di Sicilia, Montecarlo per vetture sport e 24 Ore di Le Mans.
Proprio a Le Mans nel 1955 “Gino”, passato alla Maserati, dopo il ritiro della Lancia dalle corse, è testimone del terribile incidente che vede la Mercedes del francese Levegh volare nella folla.
Poco tempo dopo un altro fuoco il 10 luglio sempre del 1955 quello che avvolge l’auto del fratello Piero sulla salita del Falzarego durante la Coppa delle Dolomiti. “Gino” parte poco dopo il fratello e non si accorge del dramma, lo saprà ad un rifornimento e immediatamente decide di ritirasi dalle corse. Gino diceva sempre che in quel periodo Piero andava molto più forte di lui!
E’ quell’odore di “carne bruciata” che gli richiamerà il passato di prigionia e che lo spingerà anni dopo a scrivere “Combustibile Uomo”.
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LA QUARTA VITA: IL CINEMA
La quarta vita di Valenzano è quella dedicata al cinema un’altra sua grande passione si occupa per anni e con successo di distribuzione di film e della gestione delle sue sale cinematografiche a Torino e in Piemonte. Per molti anni fu Presidente dell’AGIS Piemonte e quando nel 2009 lasciò l’incarico ad Evelina Christillin, fu nominato Presidente Onorario, è stato per molti anni membro del Consiglio dell’ACI di Torino.
Muore a Torino il 30 maggio 2011lasciando la moglie “ Nanni” e la figlia.
Bibliografia:
“L’Inferno di Mauthausen” di Valenzano G., S.A.N. edizioni, 118 pag, 1945
“Combustibile Uomo” di Valenzano G. e Torriani F., MEB edizioni, 213 pag, 1974
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