Donington Museum - Auto-Classica.it


WELCOME TO PARADISE

 
Il sogno di un uomo e la collezione di vetture da “Grand Prix” più grande del mondo. In Inghilterra, a Donigton, oltre 130 vetture che hanno fatto la storia delle corse. Per respirare il profumo del successo
 
di Luca Gastaldi

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Benvenuti in paradiso. Benvenuti al Donington Grand Prix Collection, l’Eden della Formula 1.
La storia è bella.
E’ la storia di Tom Wheatcroft e del suo sogno.
Con un po’ di fantasia – forse ispirata dalla vicina foresta di Sherwood e dalle sue leggende – il nostro Tom rappresenta l’automobilistico Robin Wood del XX° Secolo. Un uomo – questa volta ricco – che apre il suo scrigno e mette il suo tesoro a disposizione di tutti.
Andiamo in ordine.
È giusto un breve accenno sulle vicissitudini del circuito di Donington, che nel 1933 vede il suo primo raduno di auto da corsa. Da subito gli appassionati sono entusiasti del nuovo tracciato e, dal 1935 al 1938, si disputano le prime edizioni del Gran Premio. Sono gli anni delle Mercedes-Benz, delle Auto Union, di piloti quali Caracciola, Rosemeyer, von Brauchitsch e Seaman, l’idolo degli inglesi. Davanti a 60.000 spettatori, proprio nel 1938, “il Maestro” Tazio Nuvolari si esibisce – e vince – al volante della tedesca Auto Union. Durante la seconda guerra mondiale, il circuito viene utilizzato dal “war office” (dipartimento di guerra) come deposito per i veicoli militari, il più grande d’Europa.
Al termine del conflitto Donington Park viene abbandonato e trascurato, fino a quando, nel 1971, Tom “Robin” Wheatcroft – facoltoso costruttore di Leicester - non decide di acquistarlo e “tirarlo a lucido”.
Da questo momento inizia la prima avventura del nostro protagonista. Wheatcroft desidera che su quella striscia di asfalto tornino a sfrecciare le auto più belle e più veloci del momento. Modifica alcuni tratti del circuito, ne riasfalta la superficie, costruisce tribune, box e strutture di utilità e commerciali. Nel frattempo trova anche lo spazio dove “parcheggiare” le sue automobili. Da collezione.
Per la cronaca, Donington Park riprende vita nel 1973: nel marzo di quell’anno la Donington Grand Prix Collection apre al pubblico. Lo scrigno contiene 120 automobili, tutte da competizione, tutte da Gran Premio, tutte da sogno. Nel 1977 finalmente si riaccendono i motori e gli pneumatici tornano a scaldare l’asfalto del circuito. Nel 1993 Donington Park viene inserito nel calendario del Campionato del Mondo di Formula 1. Per la cronaca, il vincitore è Ayrton Senna.
La storia è bella. La realtà di oggi lo è ancor di più.
Siamo nel centro della Gran Bretagna. Poco traffico, ci si può guardare intorno. Morbide colline e foreste. “Round about” dopo “round about” (le mitiche rotonde inglesi, ce ne sono un’infinità) si raggiunge facilmente il museo, un edificio nel più puro stile inglese: basso, di legno e con il tetto spiovente. Attraversiamo un bel vialetto, a destra e sinistra un bel parco attrezzato per i picnic. Non siamo ancora entrati che c’è già qualcosa da vedere. Oltre alle tante “paline” per il rifornimento, naturalmente d’epoca, spicca un grande monumento dedicato a due campioni, rappresentanti di due epoche dell’automobilismo sportivo: Juan Manuel Fangio e Ayrton Senna. I due si salutano e danno il benvenuto ai visitatori.
L’entrata del museo non lascia ben sperare. Sembra più l’ingresso di un supermarket in una stazione di servizio. Ma, si sa, gli inglesi non badano a certi dettagli.
Ma è tutto vero? Non si sa più cosa guardare, da che parte girarsi. Ogni angolo, dagli scaffali al soffitto, è coperto da foto e oggetti che attirano l’attenzione.
Siamo solo nella “hall”, l’anticamera del... paradiso. Un grande negozio di gadgets: portachiavi, cartoline, poster, fotografie, modellini di auto e moto, libri (tantissimi libri), videocassette. L’atmosfera è quella di un “pub”: moquettes scozzese, legno, luci soffuse, birra... Birra? Si, si, c’è una vetrina intera di bottiglie di birra. Che marca sarà? Donington Grand Prix Collection. Questi inglesi ne sanno una più del diavolo.
C’è anche un negozio di ricambi sportivi per auto: cerchi ruota, cromati e in lega, filtri dell’aria, accesori e tante tante cromature. Hanno pensato proprio a tutto, anche ad un simpatico ristorante interno.
Non c’è che dire, è un museo “sui generis”, piacevolmente sui generis. È caldo, accogliente, quasi familiare.
Alla cassa il personale è gentile e disponibile, vestito con una camicia corsaiola in puro stile Anni ’70, bianca con due strisce azzurre sulle maniche.
“Thank you and have a good time!”, Grazie e buon divertimento, augurano, con un sorriso un po’ malizioso ma di chi sta nascondendo una bella sorpresa.
Ma che musica, maestro. Un bell’impianto stereo diffonde un concerto da box: auto in accelerazione, scalate e rumori di pit-stop. Occhi, naso e orecchie sono tesi al massimo. Rumori di sottofondo, profumo di olio, motori, pelle, di vissuto. E poi le sette meraviglie delle “Grand Prix Racing Cars”.
Il tutto diviso in quattro sale, oltre alla prima non titolata: “Tazio Nuvolari Hall”, “Rudolf Caracciola Hall”, “McLaren Hall” e “Vanwall Brm Collection”. I numeri? Oltre 130 vetture esposte, la più grande collezione di McLaren (tra queste quella con cui Senna vinse il primo gran premio di Donington Park, nel ’93), l’unica esposizione completa delle verdi Vanwalls, le Williams F1 dal 1983 al 1999. Per non parlare delle Ferrari, delle Alfa Romeo, delle Maserati e delle Lotus, pilotate dai campioni di tutti i tempi.
Non solo auto, naturalmente. Oggetti di ogni tipo: i caschi (dalla cuffia di Nuvolari a quelli dei giorni nostri), pneumatici usati (con una storia vera), coppe e trofei, motori interi, splendide gallerie fotografiche, utensili. Tutto materiale che ha qualcosa di importante da raccontare.
Terminata la visita si tira davvero un sospiro di sollievo e soddisfazione.
Di questi tempi si legge ovunque della “crisi Formula 1”. Forse ci sono stati periodi peggiori, così come ce ne saranno di migliori. E poi l’Italia ha stravinto, perchè mai ci dovrebbe dispiacere? Comunque sia, per chi stesse attraversando un periodo di “crisi mistica” nei confronti del suo sport preferito, il consiglio è di fare un bel viaggetto a Donington, in questo caso la “Lourdes” della Formula 1.
Qui tutto ha colore e vita, anzi, riprende colore e vita.
 
A spasso tra le “belve”
Citarle tutte, le “belve” di Donington, non renderebbe l’idea ma una rapida visita virtuale è d’obbligo, per rendere onore, almeno, alle vetture regine.
Nella prima sala, al centro, fa bella mostra di se la Bugatti Royale Type 41 del nostro “padrone di casa”. Una presenza un po’ inquietante, della quale non si intuisce subito il motivo ma, ripensandoci, questo è il garage di Tom Wheatcroft. Subito una piccola delusione: l’esemplare esposto è solo una ricostruzione, una perfetta ricostruzione della vettura – prodotta in sei esemplari – della Casa francese. Su di una pedana sono esposte due Austin 7 Special (1934-1936) prestate dal British Motoring Heritage Trust. Sono due modelli che ben rispecchiano le tendenze sportive della Donington anteguerra.
Dello stesso periodo è la superba Maserati 8CM, uno dei 23 esemplari costruiti dalla Casa del Tridente, forse un modello tra i più originali se si ricorda che è stato congeniale cavallo di battaglia del fuoriclasse Tazio Nuvolari “...uno dei più grandi piloti di tutti i tempi” (come recita il testo del catalogo del Museo di Donington). Ed ancora, guidata dal mitico “mantovano volante”, l’Alfa Romeo Bimotore del 1936, una delle due costruite per la Scuderia Ferrari (della quale porta sulle fiancate lo scudetto giallo con il Cavallino Rampante e il tricolore) allo scopo di contrastare il passo alle “Frecce Argento” (dice sempre il catalogo), tedesche approntate per i Grand Prix. I due motori, che superavano complessivamente i 500 Cv e permettevano alla vettura di superare le 200 miglia orarie (circa 320 km/ora!), erano stati sistemati rispettivamente in posizione tradizionale di allora, davanti al pilota e, soluzione piuttosto ardita, anche dietro al pilota medesimo, entrambi con la motricità sulle ruote posteriori. Proprio a Donington fu Tazio Nuvolari, nel 1938, ad aggiudicarsi con questo “mostro” l’omonimo Grand Prix, anche se le “performences” della potente automobile furono compromesse “...dall’incredibile appetito di pneumatici”.
Un altro “oggettino” di tutto rispetto, di questo difficilmente imitabile museo, è costituito da una delle tre BRM V16 del 1949, che furono guidate da Stirling Moss, Juan Manuel Fangio, Frilan Gonzales, Ken Wharton e Reg Parnell. Il motore garantiva una buona dose di potenza ma la vettura si dimostrò “ballerina” nelle corse di Formula Libera che disputò. La particolarità della vettura esposta è rappresentata dal “naso”, una presa d’aria supplementare applicata al di sopra del profilo della calandra, per assicurare migliore aspirazione al grosso 16 cilindri. Si tratta, però, della versione Mark 2 con telaio più corto, che vinse tre delle dodici corse disputate negli anni 1954-1955. Torniamo alla tecnologia italiana con altre tre vetture: la Ferrari 125, con l’inconsueto colore “verde inglese”, usata da Gigi Villoresi nel Gran Premio d’Italia nel 1949; è anche il primissimo acquisto di Tom Wheatcroft per la sua collezione. Del 1952 è la Ferrari 500, una delle automobili che più raccolsero vittorie: Alberto Ascari vinse ogni gara alla quale prese il via nel ’52, prima stagione agonistica dell’auto, aggiudicandosi il Campionato del Mondo nello stesso anno ed in quello successivo. Il trio italiano è completato dalla Maserati 250F del 1955, forse uno degli esemplari più belli del museo. La “250F” di Donington è la vettura “test” guidata da Cesare Perdisa, Roberto Mieres e Peter Collins.
“Noblesse oblige”. Non potevano mancare modelli firmati Gran Bretagna, altrettanto famosi nel mondo delle corse. Dalla Collezione Vanwall l’esemplare del 1958 con il quale il costruttore Tony Vandervell cercò di spezzare il dominio delle italiane. Stirling Moss e Tony Brooks vinsero i Gran Premi della Germania, del Portogallo, del Marocco del Belgio e dell’Italia. Nello stesso anno la Vanwall si aggiudicò il Campionato Costruttori. Pezzi pregiati anche dalla Lotus: la “18” (1960), la “25” (1963) e la più recente “72” (1973) in livrea nera e oro “John Player Special”.
Storia più recente la illustrano le Williams, tutti i modelli dal 1983 al 1999, e la collezione McLaren, inclusa quella che, con l’indimenticato Ayrton Senna, ha vinto nell’aprile del 1993 la prima edizione del Gran Premio Europeo proprio sul circuito di Donington Park.
 
Donington Grand Prix Collection: dove, come, quando
Se volete trascorrere un lungo week-end (da venerdì a domenica) di turismo e motori, Donington Park è una meta che può soddisfarvi. Donington si trova a circa 200 km a nord di Londra e, oltre ad un piacevole paesaggio, è vicina a Birmingham, Nottingham e Northampton, località che valgono una visita (magari il venerdì). I calendari dei circuiti inglesi sono fitti di appuntamenti e non è difficile trovare un fine settimana durante il quale si svolge una manifestazione. Così, il sabato, si potrebbe assistere a qualche gara di buon livello, magari di auto storiche. La domenica, infine, la visita d’obbligo al museo.
 
Come arrivare e dove dormire
A 5 minuti di automobile c’è l’aeroporto di East Midland (tel. 0044.01332.852852), ben servito dalle principali compagnie con voli nazionali ed internazionali; nello stesso aeroporto è possibile noleggiare l’automobile e soggiornare all’Hotel Thistle East Midland (tel. 0044.01332.850700). Questa è la soluzione migliore per il “mordi e fuggi” del week-end, la spesa non è eccessiva (tenuto conto della sterlina “pesante”) e si può sfruttare al meglio il tempo. All’interno del Donington Grand Prix Collection potete trovare il simpatico ristorante, aperto il sabato e la domenica dalle 9 alle 17, oppure si può trascorrere un piacevole picnic nell’area attrezzata del vicino parco.
 
Informazioni
Donington Grand Prix Collection
tel: 0044.01332.811027; fax: 0044.01332.812829; e-mail: enquires@doningtoncollection.com; internet: www.doningtoncollection.com