giovedì 18 ottobre 2018

QUANDO LE AUTO DA CORSA SONO SCULTURE IN MOVIMENTO: L'ALFA ROMEO 33/2 DAYTONA

L'Alfa 33/2 di Mario Andretti e Lucien Bianchialla 24 Ore di Daytona 1968.

È molto raro vederla al di fuori del Museo Storico Alfa Romeo di Arese. E, quando accade, per gli appassionati è come una Pasqua, un evento da ricordare. Stiamo parlando dell’Alfa 33/2 Daytona, ammirata all’autodromo di Imola in occasione della prima edizione di Motor Legend Festival. Una vettura che nel 1968 occupò i primi tre posti nella classe “due litri” della maratona americana di Daytona, gettando le basi per la vittoria nel Campionato Mondiale Sport Prototipi nello stesso anno. Ricorrono cinquant’anni da quel successo e occorre ricordare che sempre nel 1968 arrivarono risultati di prestigio anche alla Targa Florio, al Nürburgring e alla 24 Ore di Le Mans, oltre che alla “500 km” di Imola con Teodoro Zeccoli e Nino Vaccarella.

Dopo l’esperienza maturata con le Giulia TZ e TZ2, in Alfa Romeo tornò il desiderio delle competizioni per vetture Sport, che proprio negli anni Sessanta stavano vivendo un periodo di grande popolarità, con la categoria “due litri” contesa dai maggiori costruttori.

La 33/2 ancora sul tracciato americano di Daytona.

Il progetto di una nuova vettura venne avviato a partire dal 1964 dalla Progettazione Alfa Romeo guidata da Orazio Satta Puliga, e venne sviluppato in particolare da Giuseppe Busso. Il telaio è costituito da tre grandi tubi in lega di alluminio disposti a formare una “H” asimmetrica. All’estremità anteriore è fissato un telaio a traliccio ottenuto con una sola fusione di magnesio, e al posteriore sono poste due “braccia”, anch’esse di magnesio. I serbatoi del carburante, in gomma, sono alloggiati all’interno dei tubi del telaio. Questa struttura pesa solamente 55 kg, per un peso in ordine di marcia di 580 kg. Il motore V8 di due litri, in lega di alluminio, ha distribuzione a quattro alberi a camme in testa, alimentazione a iniezione con pompa meccanica e doppia accensione. La potenza erogata nella versione definitiva è di 270 CV. La velocità massima varia dai 260 ai 300 km/h a seconda della configurazione aerodinamica.
Tuttavia, prima ancora che il motore, già progettato e costruito in Alfa Romeo, potesse girare per la prima volta al banco, il progetto della 33 (il codice tipo è infatti 105.33) venne ceduto nel gennaio del 1966 da Giuseppe Luraghi all’Autodelta, non senza malumori dei tecnici Alfa. Intanto, una vettura finita ma con propulsore ancora provvisorio (il bialbero 1600 della TZ2), aveva girato a Balocco nell’inverno 1965.

L'esemplare custodito presso il Museo Alfa Romeo di Arese.

La gestazione della 33 fu lunga e complessa, soprattutto a causa del telaio innovativo, e il 1967, anno del debutto, si concluse con la vittoria alla gara in salita di Fléron, in Belgio. L’anno successivo, con una nuova carrozzeria chiusa, la 33 ottenne quindici vittorie assolute e sei di categoria, fra cui le citate 24 Ore di Daytona e Le Mans, concluse rispettivamente con i primi due e tre posti di classe.



Nessun commento:

Posta un commento